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    Initiales B. B.

    Décembre 2025, Brigitte Bardot vient de mourir, cette fois c’est vraiment la fin d’une époque…

    Brigitte était aussi importante que le général de Gaulle, une icône comme on dit aujourd’hui, un des symboles de la France des années 1960. Les sociologues étudieront le rôle de son image dans l’évolution des mœurs et des lois dans notre pays. En fait à part sa volonté de faire sa vie dans un monde difficile, elle avait surtout une qualité: elle était belle.

    Les critères de la beauté féminine étaient, comme toujours, logiquement déterminés par les hommes et à cette époque ces derniers avaient encore un pouvoir économique et social prépondérant. Elle, sans rentrer dans les détails, c’était vraiment le top: une magnifique poupée vivante qui exacerbait tous les désirs, alors qu’elle n’était qu’une jeune fille à peine sortie de l’adolescence…

    Elle aurait pu n’être qu’une proie facile du système capitaliste et elle le fut sans doute, mais elle a été aussi autre chose. C’était l’époque de mai 68 et d’un changement de société. Les mass média firent d’une jeune actrice le symbole et un modèle du féminisme aussi efficace que bien des textes et des manifestations qui avaient lieu à la même époque.

    Ainsi non seulemengt Brigitte fit bander bien des hommes mais elle devint aussi un mythe et beaucoup de jeunes mères donnèrent son prénom à leur fille.

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    Romanzo siciliano

    Capitolo 1

    La ragazza era sdraiata sul suo letto e ascoltava una canzone dei Rolling Stones sul suo giradischi, quando sentì la voce di sua madre attraverso la porta chiusa della sua stanza.Sofia ! A tavola !

    – Non ho fame Mamma! Rispose senza muoversi minimamente.

    La madre insistette

    -Dai, vieni a stare con noi !

    Occorre dire che i pasti in famiglia a casa Filangeri erano di una noia mortale. Si mangiava invariabilmente all’ora del telegiornale e la tivù era sempre accesa. Il padre, medico di una certa fama, commentava l’attualità e criticava il governo in modo sistematico. La madre cercava di fare valere gli argomenti dell’opposizione, ma più per temperare l’aggressività verbale del marito che per convinzione politica. I suoi argomenti preferiti erano i problemi domestici: la cameriera non faceva bene il suo lavoro e voleva licenziarla, ma di questi tempi era difficile trovarne una affidabile. Una delle sue amiche si era fatta rubare dei gioielli da una cameriera rumena … Era una persona semplice: era già ben contenta di avere sposato un uomo benestante che le aveva dato due bei figli che, grazie a Dio, godevano di buona salute, una bella casa, i soldi non mancavano, quindi aveva realizzato tutti i suoi obiettivi e non poteva essere che pienamente soddisfatta. Anche se a volte si annoiava o si sentiva sola o incompresa, come capita a tutti, non le veniva mai in mente che la sua vita avrebbe potuto essere diversa o che forse c’era di meglio da fare nella vita, non era di certo come quella cretina di Madame Bovary.

    Per non dispiacere ulteriormente i suoi genitori, quando la canzone fu finita, dopo l’assolo di batteria finale di Charlie Watts, Sofia si alzò, rimise con cura il disco nella sua copertina, poi il tutto assieme agli altri e andò a sedersi al suo posto, che era sempre lo stesso accanto al suo fratello minore, al tavolo della sala da pranzo. Alla tivù, il papa Giovanni Paolo Secondo stava facendo un discorso convincente per predicare la povertà e l’astinenza. A tavola, c’era la pasta col sugo.

    A sedici anni, la ragazza era sempre vissuta in un ambiente superprotetto. Da piccola era stata adorata dai suoi genitori che l’avevano sempre accontentata, le avevano comprato un sacco di giocattoli, aveva avuto bambole più belle e più care di quelle delle altre bambine. Ovviamente le avevano fatto fare le migliori scuole. Purtroppo a quei tempi, le migliori scuole erano gestite dai gesuiti o da altre istituzioni cristiane, che imponevano ai ragazzi una morale severa e una vita austera. I maschi erano rigorosamente separati delle femmine e i contatti fra sessi erano più che sconsigliati.

    Poi Sofia si era accorta che i maschi avevano più libertà delle ragazze. Potevano uscire la sera da soli e tornare quando volevano mentre lei doveva essere accompagnata dalla mamma o da qualche cugina più grande e dovevano sempre rincasare prima delle dieci. Potevano dire parolacce e fare gesti osceni senza essere troppo rimproverati. Stava pensando che sarebbe stato meglio essere un maschio, quando i suoi pensieri melanconici furono interrotti dalla voce del dottore Filangeri.

    Alla tivù, stavano trasmettendo lo sport, l’Inter aveva battuto la Sampdoria per 2 reti a 1, il Milan e l’Udinese avevano pareggiato,…ecc

    – Non mangi ? Chiese il padre, che non si interessava troppo ai risultati sportivi.

    – Non ti piace la pasta ? Infierì la madre.

    Sofia restò in silenzio un attimo per fare mente locale e finalmente rispose:

    – Non mi sento bene. Forse sto per avere il ciclo …

    – Cosa è il ciclo ? Chiese il fratello minore.

    – Poi te lo spiego. Finisci la tua pasta ! Rispose la madre con autorità.

    Da più di due anni ormai, Sofia aveva il ciclo e cominciava a sentirsi una donna mentre i suoi genitori continuavano a considerarla una bambina. In realtà era soltanto annoiata e leggermente depressa, ma cosi sperava che almeno l’avrebbero lasciata tranquilla. Invece, il padre non la mollò:

    -Adesso ti darò un medicinale da prendere dopo il pasto …

    Come va al liceo ?

    Al liceo, andava piuttosto bene. Aveva ottimi voti nelle principali materie, anche perché la scuola le imponeva ore e ore di studio, senza possibilità di svignarsela. Era persino fortissima in latino e capiva perfettamente tutta la liturgia cattolica che le imponevano due ore al giorno e che era in questa lingua, ormai ignorata dalla maggior parte dei fedeli. Poteva quindi vantare buoni risultati e di solito i suoi genitori erano contenti. In realtà, studiava perché era costretta e l’unica soddisfazione che gli dava superare un esame o avere un buon voto era quella di togliersi il pensiero. Non provava quindi nessun piacere a vantarsene, anzi pensarci l’annoiava.

    -Bene ! Rispose sobriamente.

    Alla tivù, c’era adesso Giulio Andreotti, un politico odiato da suo padre. Non gli piaceva la sua furbizia, la sua capacità ad allearsi con chiunque per opportunismo politico. Era anche lui democristiano, ci mancherebbe, ma tendenza De Mita, cioè più o meno la stessa cosa, identica adesione al capitalismo selvaggio e compromissione con le criminalità locali, ma un po’ meno integralisti dal punto di vista religioso e con l’aspetto più moderno, con vestiti e cravatte più di moda. Quindi abbandonò l’argomento liceo e cominciò a inveire contro il “gobbo maledetto”, come lo chiamava. Credeva di essere un fine politologo, invece capiva ben poco della posta in gioco e tirava avanti soltanto grazie alle conoscenze della sua famiglia, di cui, guarda caso, condivideva le opinioni politiche.

    Mentre la mamma portava il secondo, delle fettine di vitello panate con pattatine fritte, Sofia sprofondò di nuovo nei suoi pensieri. Scopriva il mondo attraverso il filtro dei suoi genitori e dei preti che la educavano per fare di lei una signora per bene e una buona madre di famiglia. Ma più ci pensava e più le sembrava che le cose non quadrassero. In tivù vedeva personaggi femminili che la affascinavano e che non c’entravano per niente con i modelli proposti dai gesuiti. Sognava avventure, incontri, invece la sua vita non era altro che routine. Aveva provato a essere scout, a fare sport, a suonare il violino e il pianoforte, andava alle feste religiose e a quelle organizzate dalle sue compagne, ma non trovava motivazioni in nessuna di queste attività. Cercava ancora la sua via…

    Intanto, come dessert, c’era la frutta. Mangiò una banana e si alzò per tornare nella sua stanza. Ma prima di andarsene, mentre il telecronista annunciava la fine del telegiornale, si rivolse a sua madre:

    -Mamma, vorrei andare a farmi tagliare i capelli ! Chiese la ragazza.

    Il fatto era che le piaceva il parrucchiere, un fusto con baffi e camicie vistose che sembrava saperci fare con le donne. Lo trovava simpatico e lo aveva visto guidare una macchina sportiva, un’Alfa Romeo GT ultimo modello. Non si chiese come un impiegato potesse comprarsi una simile macchina. Pensò soltanto che le sarebbe piaciuto farci un giro.

    Purtroppo, lui non aveva fatto molto caso a lei. La trattava come una cliente qualsiasi, mentre flirtava apertamente ma con buon gusto, con le altre impiegate. Le era anche sembrato vederlo mettere una mano al sedere di una di loro, ma non ne era sicura. Gli concedeva il beneficio del dubbio. Il problema era che andando cosi spesso del parrucchiere, cominciava ad avere i capelli troppo corti, mentre invece le piacevano i capelli lunghi. Si sentiva più sexy con i capelli lunghi.

    -Ancora ! Ci sei già andata due settimane fa ! Disse la madre.

    Non pensava certo che era una spesa inutile, ma le sembrava sospetto. Anche alla sua età, non era normale avere a questo punto cura del suo aspetto fisico. Aveva già ceduto sul trucco, dato che si truccavano tutte le sue amiche, ma non le piaceva per niente e adesso questa fissazione con i capelli … era consapevole di capire sempre meno sua figlia.

    Il padre non disse niente. Stava pensando a che scusa avrebbe inventato a sua moglie per andare a ritrovare la sua amante, che lo aspettava nella loro garçonnière. Si dimenticò persino di dare a sua figlia un medicinale che comunque non avrebbe preso.

    -Ci voglia andare anche io ! Disse il fratellino.

    L’indomani era domenica ed era impensabile non andare a messa di mattina. Per Sofia e le sue compagne, queste messe erano una delle poche occasioni per vedere i loro coetanei maschi. Cercavano di attirare la loro attenzione con vestiti carini, ovviamente nei limiti consentiti dal buon gusto locale, e sguardi discreti. Questo rafforzava la motivazione della ragazza, compensando un poco la mancanza di interesse crescente che provava per questo genere di manifestazione religiosa. Più che altro era credente perche tutti le avevano sempre detto che lo era, però non si era mai chiesta seriamente se aveva un’idea personale sull’argomento. Comunque non era neanche questo il problema. La messa domenicale era un rito sociale al quale nessuna persona per bene poteva mancare.

    Era una bella giornata di marzo, ancora inverno sulla carta, ma in realtà già primavera come spesso nelle regioni mediterranee. C’era un cielo azzurro e un sole benevole, non era quello spietato dell’estate che costringe la gente a rallentare ancora i ritmi vitali, la temperatura era ideale.

    Dopo avere scelto con cura il suo vestito più elegante, litigando con la madre perché avrebbe voluto mettere una gonna più corta, pettinatura e orecchini, usci di casa assieme a tutta la sua famiglia e si incamminarono verso il luogo del culto. Per strada, i negozi erano chiusi e gli altri cittadini erano, anche loro, vestiti da domenica. Alcuni salutavano i suoi genitori con grande rispetto. Il medico era una persona importante, godeva nella comunità dello stesso potere dei stregoni nelle tribù africane e naturalmente questo prestigio ricadeva un po’ anche su Sofia. Tuttavia questo vantaggio, di cui approfittava ma che non era dovuto alle sue proprie capacità, le dava sempre meno soddisfazione.

    Non era molto lontano della loro casa, a qualche centinaio di metri sul corso principale, che come in molti centri urbani italiani, era un vero e proprio salotto all’aria aperto per i cittadini. Molti di questi, più che passeggiare si pavoneggiavano. Le donne esibivano i loro gioielli e bei vestiti, mentre gli uomini esibivano le loro donne. Anche camminando piano e fermandosi ogni tanto per salutare i vicini, arrivarono presto alla chiesa, un edificio imponente dell’ottocento in stile neo classico dedicato alla Madonna. Sul sagrato c’era tanta gente che chiacchierava prima di entrare perché la messa non era ancora cominciata.

    Salutarono altri conoscenti, scambiando alcune battute formali poi entrarono dal portone principale nella navata centrale. Le alte volte crociate e le potente colonne cilindriche a capitelli riccamente ornati davano allo spazio una dimensione solenne indiscutibile. Andarono al loro posto, sempre lo stesso in seconda fila. Il loro nome non era scritto sopra, ma nessuno ci si sedeva mai, neanche per sbaglio. Davanti a loro, in prima fila, c’erano soltanto la famiglia di un militare in pensione e quella del sindaco. Si parlava ormai a voce bassa in segno di rispetto per la sacralità del luogo, anche le signore evitavano di fare scoppiettare le loro scarpe a tacchi sulle lastre di marmo del pavimento. Tutti camminavano piano, si era creato un dolce mormorio che creava un’atmosfera pacifica. Poi quanto tutti ebbero raggiunto il loro posto, anche quello diminuì progressivamente. Si sentì la prova del microfono, poi la voce del prete.

    – Cari fratelli, benvenuti nella casa del signore in questa prima domenica dopo Pasqua …

    Padre Ambrogio, aveva indossato il vestito cerimoniale, i cui colori sgargianti evocavano il costumo di un torero o di una cantante di lirica. Stava cominciando la messa con un discorso d’apertura scontato, ma su un tono convincente, per tentare di galvanizzare i suoi fedeli. Era una brava persona, ma senza carisma e dato la sua età avanzata, forse non era più tanto in fase con i giovani. La ragazza lo aveva sentito decine di volte, conosceva tutte le sue battute, tutti i suoi effetti di retorica e dopo pochi minuti smise di seguire, ripiombò nei suoi pensieri …

    Lo aspettava un futuro che le appariva infinito. Sentiva il suo corpo cambiare, tra pochi anni sarebbe diventata adulta, avrebbe dovuto essere responsabile di se stessa, lavorare, sposarsi, fare figli… tutte cose di cui non aveva la minima idea. E che senso aveva una vita cosi, a lavorare, a badare alla casa e ai figli? Ci voleva uno scopo nella vita oltre alla riproduzione della specie. Aveva letto di nascosto diversi libri di Simone de Beauvoir e i suoi pensieri cominciavano a perdersi sempre più frequentemente nei meandri di una riflessione esistenzialista.

    All’improvviso sentì sua madre toccarle il braccio per attirare la sua attenzione. Era il momento per alzarsi e andare a fare la comunione. Non si era confessata, ma d’altronde non aveva fatto il minimo peccato… E a pensarci bene questo un po’ le dispiaceva. Alcune delle sue amiche pretendevano di avere avuto rapporti sessuali, ma lei non ne aveva mai avuto, era vagamente fidanzata con un ragazzo della sua classe, ma più per non sentirsi inferiore alle sue compagne che per grande amore. Sperava di iniziare presto la sua vita sessuale ma lo temeva anche un poco e avrebbe voluto farlo con un uomo che ne valeva la pena. Pensava anche che in ogni caso quando avrebbe fatto l’amore non sarebbe di certo andata a raccontarlo a quel prete. Ma poi dopo, cosa avrebbe dovuto fare ? Doveva fregarsene e mangiare l’ostia lo stesso come se di niente fosse? Stentava a credere nel mistero della transustanziazione ma d’altronde, se non farà la comunione sarà sospetta e di sicuro i suoi genitori le faranno domande. Comunque se ne sarebbe preoccupata in tempo dovuto …

    Quando tutti i fedeli ebbero mangiato la loro ostia, il prete attaccò a leggere un brano della Bibbia.

    – In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. …

    Era un episodio che Sofia conosceva , quando Gesù prende la difesa della donna adultera. Non era una delle storie più sgradevole del libro sacro, ma doveva andare in bagno e non vedeva l’ora che finisse.

    Dopo che il prete ebbe annunciato la fine della messa, i fedeli uscirono con calma, in buon ordine, assieme l’uno dietro l’altro, come le pecore di un gregge. Fuori c’era il sole e l’aria sembrava tiepida dopo avere passato due ore quasi immobili dietro le spesse mura dell’edificio antico, che non era mai riscaldato, neanche d’inverno, ma di cui si apprezzava l’ombra e la freschezza d’estate. La gente camminava lentamente in piccoli gruppi, sembravano felici. Gli uomini parlavano di politica mentre le loro mogli scambiavano pettegolezzi, i bambini correvano in tutti i sensi, le terrazze dei bar erano riempite di persone che prendevano l’aperitivo o il gelato nel buon umore, si sentivano risate … ma Sofia non ci faceva caso.

    Quella domenica, il dottore Filangeri aveva rinunciato a vedersi con la sua amante per passare il pomeriggio in famiglia. La sera precedente, avevano litigato pesantemente a questo proposito. Lei aveva minacciato di lasciarlo se continuava a trascurarla, ma era stato deciso, non si era fatto intenerire. Non era tornato sulla sua decisione perché aveva il senso del dovere e della famiglia. Pensava di offrirle un gioiello per farsi perdonare la prossima volta che si sarebbero visti, ma questa lita gli avrebbe guastato la gita in famiglia.

    In realtà, anche se andavano sempre in posti belli e interessanti, Sofia e i suoi genitori facevano queste gite senza grande entusiasmo, un po’ per dovere, un po’ perché lo facevano tutti. Soltanto il suo fratellino si godeva le passeggiate in campagne e le visite di castelli.

    La madre di Sofia adorava l’immagine che davano di una bella famiglia, belli, puliti e ben vestiti, uniti come lo vuole il signore. A volte si annoiava anche lei ma vedersi assieme al marito e i figli, cosi carini come in una pubblicità per i biscotti o per i detersivi, per lei non aveva prezzo. Non era stupida ma un poco conformista.

    Quel giorno avevano concordato di andare a una festa popolare in un paese vicino, la Sagra del carciofo. La madre era contenta di fare ammirare la sua famiglia, il padre di fare il suo dovere e il loro figlio di andare in giro. Soltanto Sofia era indifferente, già era andata alla sagra dell’ulivo prima di Natale e a quella del pomodoro il mese precedente, anche se non aveva niente contro i carciofi o altri ortaggi, la prospettiva della festa campagnola non la allettava.

    Dopo essere tornati a casa per cambiare vestititi e dove la ragazza potette finalmente andare in bagno, salirono nella mercedes 450 SEL familiare che guidava il padre con cura, rispettando in modo sistematico la segnaletica stradale, cosa piuttosto inconsueta in Italia a quei tempi, con sua moglie accanto e i figli dietro. Uscirono del paese, e ben presto, il dolce ronzio del motore, il movimento fluido della mercedes nonostante lo stato disastroso del rivestimento stradale, la morbidezza dei suoi sedili fecero cadere la ragazza in un leggero torpore che consenti ai suoi pensieri melanconici di assalirla di nuovo.

    Non vedeva gli alberi, ne le colline, ne i prati verdi a quel momento dell’anno, ne le piante in fiori, che si succedevano dietro i finestrini della macchina. Pensava che l’indomani avrebbe ricominciato una settimana, si sarebbe alzata presto, sarebbe andata alla messa mattutina, poi a scuola, fino alla sera, poi sarebbe tornata a casa e cosi via, giorno dopo giorno fino alla domenica successiva. Poi settimana dopo settimana …

    – Papa, quando arriviamo ? Devo fare la pipi.

    La voce di suo fratello la riportò nel presente.

    -Ti avevo detto di farla prima di partire. Disse la madre

    – Tra poco arriviamo, Mimmo. Disse il padre.

    Si chiamava Domenico, ma tutti lo chiamavano Mimmo. Avrebbe preferito conservare il suo nome di battesimo, ma ormai tutto il paese lo chiamava cosi e si era rassegnato. Sofia gli voleva bene, ma era troppo piccolo per condividere i suoi problemi, e per giunto era pure un maschio.

    Quando arrivarono nel paesino in cui si svolgeva la sagra, trovarono facilmente un posto per parcheggiare la macchina perché era ancora presto. Poi si recarono nel ristorante dove avevano prenotato il loro tavolo e dove la specialità era ovviamente il carciofo. Ma Sofia non apprezzò ne il pasto ne le attività organizzate dal paese, alle quali parteciparono dopo. Si preoccupava per la sua vita sessuale che non era ancora neanche cominciata ma che già le creava non poche perplessità.

    Un altro week end se ne stava andando via, il tempo passava lentamente. Ne il discorso del sindaco sul palco istallato in un angolo della piazza principale del paese, congratulandosi per il lavoro della sua giunta e ricordando i meriti del carciofo, ne il concerto di musica popolare che lo seguì sullo stesso palco cambiarono il suo stato d’animo. Tanto a Sofia piaceva soltanto la musica anglosassone, in particolare il rock n’ roll e il blues, preferibilmente elettrico. C’era ancora una festa da ballo dopo cena, ma poteva bastare per oggi. Quando il padre, preoccupato dal pensiero della sua amante che aveva lasciato da sola, suggerì di andarsene, nessuno protestò.

    Tornarono a casa, col sentimento del dovere compiuto. Mimmo che aveva corso tutto il pomeriggio e che si era abbuffato di cannoli, si addormentò presto in macchina. Sofia e suo padre erano assorbiti nei loro pensieri, soltanto la madre si sentiva pienamente soddisfatta.

    – Erano buoni i carciofi. Disse con convinzione.

    Anche se i carciofi facevano l’unanimità nella macchina, nessuno rispose. Soltanto il rumore del motore segui la sua affermazione.

    – Si, li dobbiamo comprare per mangiarli a casa. Disse finalmente il padre per non lasciare un silenzio pesante istallarsi.

    Pensava alla sua amante che aveva trascurata, di sicuro si sarebbe vendicata, chi sa cosa avrebbe inventata stavolta ?

    Era una bella donna che ci sapeva fare. Aveva capito che dandogli quello che voleva una o due volte la settimana e giocando sui sensi di colpa che tormentano molti cristiani, lo avrebbe tenuto in pugno e lui l’avrebbe coperta di regali. Non gli chiedeva neanche di lasciare la moglie, era una donna indipendente. Lo spremeva un poco ma non era una mantenuta, lavorava occasionalmente per un commercialista. Gli faceva pagare il fatto che non era tutto suo, anche se lei da parte sua non si faceva scrupoli ogni tanto, quando le capitava un’occasione. A contrario della madre di Sofia che si concedeva ormai soltanto per compiere il suo dovere coniugale, a lei piaceva il sesso. A parte questo, il loro era un rapporto di potere come tutti i rapporti di coppia, anzi era praticamente un rapporto sado-masochista.

    Seduta sul sedile posteriore, accanto al suo fratello, Sofia si sentiva in un mondo parallele, le persone e le cose che la circondavano le sembravano finte. Il vero mondo doveva per forza essere altrove…

    Nonostante quest’inizio promettente, la conversazione era caduta. Anche la madre si era rassegnata, appagata dalla sua domenica in famiglia. Si sentiva di nuovo soltanto il dolce ronzio del motore e i magnifici paesaggi della Sicilia occidentale sfilavano dietro i vetri. La campagna era verde e molte piante erano fiorite. Ma conoscevano la regione a memoria e non ne vedevano più la bellezza…

    Riuniti nello spazio ridotto della macchina che li riportava a casa, l’uno vicino all’altro, prima ancora dell’apparizione dei computer personali e dei cellulari che avrebbero invaso il mondo pochi decenni dopo, erano già tutti da soli con loro stessi, ognuno perso nel suo universo personale. Forse non erano ne gli unici ne i primi a vivere questa situazione di solitudine collettiva e forse non è nemmeno il destino dell’umanità intera. Comunque succede più spesso di quanto lo crediamo, anche nelle migliori famiglie.

    Poi il cielo diventò rosso sopra le sagome delle montagne e quando arrivarono a casa, era ormai buio. La vigilia, la cameriera aveva preparato gli anelletti col ragù, così alla mamma bastò passare la pasta al forno, e apparecchiò in pochi minuti mentre suo marito si ritirava nel suo studio per telefonare a un paziente. Quindi si misero a tavola ma nessuno aveva veramente fame.

    Dopo la fine del telegiornale, la madre sparecchiò e riempì la lavastoviglie da sola; sua figlia le sembrava cosi annoiata, a causa del ciclo pensava, che non ebbe il coraggio di chiederle di dare una mano. Il padre fumò un sigaro e si spense la televisione, poi ognuno si ritirò nella sua stanza.

    Stavolta la domenica se n’era andata.

    Fine del primo capitolo

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    L’épisode Covid 19

    Hiver 2019/2020. l’épidémie. Alors que les avions français vendus à l’Arabie Saoudite font des milliers de victimes au Yemen et que de nombreux enfants meurent encore de faim dans plusieurs régions du monde, les principaux médias de notre pays ne nous parlent que d’une grippe nommée Covid 19 et nous infligent chaque jour du matin au soir le bilan complet de cette maladie, avec les nombres de nouveaux cas recensés, d’hospitalisations, de thérapies intensives et de morts. A la télé, où des scientifiques renommés comme Montagner et Raoult sont censurés pour non conformisme, on voit apparaître comme des champignons après une pluie printanière, de nouveaux savants et experts en virologie nous informant jusqu’à plus soif sur les dangers de cette maladie et justifiant les mesures disproportionnées que va prendre le gouvernement. La France va ainsi être soumise à une quarantaine, des couvre-feux, des interdictions de circuler et autres restrictions aussi liberticides qu’inutiles pendant plus d’un an, démontrant comme il est facile de faire faire à peu près n’importe quoi à 80% d’une population sans provoquer de révolution. Mais tout cela n’était que le prélude à une opération commerciale planétaire sans précédent qui allait multiplier d’une manière exponentielle les gains de quelques milliardaires.

    Printemps 2021: le vaccin. Ces même médias, avec les mêmes pseudo-experts spécialistes et la complicité des mêmes autorités représentatives, lancent une campagne de publicité digne des meilleurs produits industriels et des plus beaux jours d’Holywood, telle qu’en quelques jours des millions de gens attendent le messie sous forme de thérapie médicale. Après un suspens bien entretenu, le vaccin arrive finalement dans l’euphorie générale en décembre 2020 et de longues queues se forment un peu partout pour se faire inoculer gratuitement la potion magique. Malheureusement, les gens se rendent vite compte que de nombreux patients vaccinés sont quand même contaminés. Après tous les errements, les mensonges les erreurs et les vexations injustifiées de la période précédentes, les fameux experts ont d’autant plus de mal à convaincre les consommateurs de la qualité de leurs produits qu’on découvre qu’ils sont en réalité financés par les producteurs de ces mêmes vaccins. Le médicament tant vanté finit par susciter la perplexité de nombreux croyants… Pour ne pas perdre la face ni les clients, l’appareil médiatico-politique explique patiemment au peuple infantilisé que certes, le vaccin n’empêche pas l’infection (ce qui nous avait été promis à grand renfort de démonstrations “scientifiques”) mais que grâce à lui, l’infection est moins grave et que ceux qui n’y croient pas sont des complotistes. On les désigne même à la vindicte populaire comme les responsables de la pandémie.

    Mais comme la propagande asphyxiante ne suffit plus, le produit pharmaceutique va être imposé par la loi, avec la création du “passeport sanitaire”, d’abord d’une manière douce avec de simples amendes, puis brutalement par le chantage, la menace et le banissement. Des milliers de citoyens sont alors vaccinés contre leur gré, pour conserver leur travail ou simplement pour pouvoir circuler. Ce système est d’une telle absurdité qu’il interdit à des gens sains l’accès à la plupart des lieux publics, alors qu’il le permet à ceux qui ont le passeport mais peuvent être contaminés, ce qui provoque une recrudescence de la pandémie. Quelques mois plus tard, alors que presque toute la population est vaccinée et qu’il n’y a jamais eu autant de contaminations, il devient difficile de s’en prendre aux anciens boucs émissaires. Qu’à cela ne tienne, contre toute logique, on impose une deuxième, puis une troisième dose d’un produit expérimental et inefficace.

    Printemps 2022: Epilogue. La guerre éclate en Ukraine et les mêmes médias qui ont vendu de la peur et du médicament comme des petits pains pendant deux ans sont maintenant au service des vendeurs d’armes. L’urgence est de faire la guerre à la Russie et la semaine suivante, plus personne ne parle du covid… En un peu plus d’un an, avec la complicité des médias et des gouvernements, grâce à une grippe un peu plus grave que d’habitude, l’industrie pharmaceutique vient d’engranger des milliards de dollars.

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    Genesi del nostro mondo

    All’inizio del mondo, Dio, il solo, l’unico, che aveva appena creato l’universo in pochi giorni, parlava con l’uomo, anche lui ovviamente una sua creatura, fresca di creazione, direttamente, come noi parliamo tra di noi, non proprio alla pari ma quasi. L’uomo che, essendo narcisista , aveva fatto alla sua immagine e somiglianza,  in realtà erano soltanto due, di cui uno era una donna. Quindi Dio poteva bene passare un po’ di tempo a parlare con tutti, anzi era un piacevole diversivo. Poi dopo pero, quando l’uomo è diventato più numeroso, gli è diventato più difficile…

    Questi primi uomini, di qui resta poca traccia, che si davano del tu con Dio unico e onnipotente, non sapevano ne leggere ne scrivere. Non c’era bisogno dato che erano soltanto in tre nel mondo. Poi con Dio che badava a tutto non avevano bisogno di fare nulla, non avevano ne vestiti da lavare ne spesa da fare, passavano il tempo a oziare. Pero come ben si sa, stando troppo a non fare niente, si cade nel vizio: si diedero al libertinaggio, ebbero rapporti sessuali senza prendere precauzioni e come lo spiega bene l’antico testamento, si moltiplicarono: quindi le cose diventarono più complicate. Dio, pur bravissimo e onnipotente, non aveva più tempo per andare a scambiare quattro chiacchiere con tutti. Certo, direte, non aveva altro da fare , dato che aveva già fatto tutto in sette giorni. Comunque, decise di assumere dei luogotenenti che chiamò profeti o se si preferisce Santi. Da bravi tirapiedi, si incaricarono con entusiasmo di diffondere la sua propaganda, cosi anche lui poté stare un poco per i fatti suoi…

    I Santi erano tanti, ma erano ancora di più i poveri qualsiasi che non potevano parlare con Dio, furono chiamati fedeli, semplici di spirito o credenti, perché non essendo più in contatto diretto con Dio, dovevano credere nella sua esistenza. I Santi si davano da fare come dei dannati, predicavano e convincevano i bravi pecoroni dell’esistenza di Dio senza risparmiare la loro fatica. Ma senza contraccezione, l’uomo continuava a moltiplicarsi, allora Dio ebbe un’idea geniale: invento la scrittura, che consentiva addirittura di scavalcare i profeti. Non aveva praticamente più bisogno di intermediari in carne ed ossa, ognuno si poteva auto-convincere da solo, leggendo il libro. Gli bastava assumere pochi scrittori: fu la fine dei santi e dei profeti. Dettò la Bibbia e così poté tornare a oziare in santa pace per due o tre mille anni…

    In effetti, le persone normali non sentirono mai più parlare di lui. Forse si era ritirato definitivamente. Non ci furono più profeti e il papa fu ridotto a beatificare gente comune. Tuttavia, c’era sempre qualche visionario che aveva una visione o assisteva a un miracolo, anche se ormai persino la chiesa aveva difficoltà ad accreditarli. Comunque la speranza non morì mai. Cosi, questa storia , che sarebbe potuto diventare un mito o una leggenda, diventò invece una religione, fondatrice di una civiltà. Fu molto utile per tenere buoni i pecoroni, mandarli a sgobbare o a fare guerre. Forza ragazzi, Dio, il solo, l’unico, sta ancora con noi.